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"E' una guerra tra froci"

Sono arcistraconvinto che se il progetto di legge presentato dal governo sui Dico si limitasse a riconoscere diritti ai conviventi eterosessuali, le gerarchie vaticane non avrebbero nulla da obiettare in merito. O quantomeno la loro opposizione sarebbe molto più blanda, di facciata.
Ciò che disturba le Loro Eminenze è il riconoscimento delle coppie gay. E leggendo la dichiarazione rilasciata a un quotidiano dal titolare della libreria omosex di Milano, ne ho capito la ragione: "Voi etero statene fuori, questa è una guerra tra froci: noi e loro". Dove "loro" naturalmente sono i preti.

Ora è ben noto, anche se di rado pubblicamente svelato, l' alto tasso di omosessualità tra i religiosi. C' è chi parla addirittura del 70%, nella stragrande maggioranza uomini e nella stragrande maggioranza persone stimate e stimabili, ma intimamente infelici. Infelicità data dai sensi di colpa arrecati dal dover nascondersi, dal dover reprimere in pubblico la loro vera natura, i loro istinti sessuali. Provi chiunque a reprimere per una vita i propri istinti e mi saprà dire se non si prova rabbia e invidia, se non si diventa vendicativi verso chi invece vive la propria sessualità in modo naturale e alla luce del sole.

Ed è da qui che nasce nei gay in abito talare la voglia di punire e far soffrire come soffrono loro gli altri, i gay del mondo di fuori. I quali, lungi dal nascordersi, dal reprimersi come fanno loro, osano addirittura accampare diritti. Sfacciati!
Non abboccate quindi alle giustificazioni ufficiali, quelle che parlano dell' impossibilità di procreare o di minaccia alla famiglia tradizionale.
Tutte scuse. La vera molla che spinge gli alti prelati ad opporsi ai Dico è solo una: l' intento punitivo-vendicativo

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Pubblicato il 9/5/2007 alle 15.37 nella rubrica Diario.

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