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Gianni' s own logbook

30 gennaio 2006
Siate gentili con i destri, cari compagni del blog

Gentili e comprensivi.
Trattasi per lo più di persone dabbene ma non ancora completamente democratiche.
Con ciò non intendo siano pericolosi per le istituzioni repubblicane, ci mancherebbe, solo alquanto digiuni di come funzioni una moderna democrazia occidentale.
Diversamente non avrebbero votato per il proprietario di un impero massmediatico.
Vero è che questa loro carenza la possono giustificare in molti modi. Vuoi perché occupati a lavorare 14 ore al giorno, o a costruire abusivamente in attesa dei condoni tremontiani, o ancora a portare i soldi in Svizzera, fatto sta che tempo per dedicarsi alla politica ne hanno sempre avuto poco.
Vanno quindi presi per mano e con modi urbani ma fermi va spiegato loro che la par conditio non è una norma liberticida, ma, anzi, garantisce parità d' accesso a tutti. Ricordandogli che se è vero altri paesi ammettano una certa libertà di spot, lo fanno anche perché nessuno dei contendenti è proprietario di televisioni. Causa prima, anzi unica, questa, del perché da noi si sia reso necessario varare una tale legge che potremmo definire di legittima difesa.

Agli amici destri va altresi spiegato che la minoranza ha il diritto dovere di fare il suo mestiere e che il Capo del governo, riservandosi ovviamente la facoltà di adire le vie legali ogni volta si ritenga diffamato, è rigorosamente tenuto a rispettare le prerogative dell' opposizione. Sopportandone pazientemente le critiche, anche le più feroci, come fanno tutti i capi di governo del mondo occidentale. Specialmente quando la critica si esplicita sulla carta stampata. Non è un bel vedere, infatti, il capo dell' esecutivo deridere o criminalizzare sistematicamente, in ogni conferenza stampa, i giornalisti dell' Unità ("Ah, lei lavora per l' Unità? E non si vergogna? Siete corresponsabili di 100 milioni di morti"). Non è un bel vedere sopratutto perché grazie al ruolo che ricopre è dotato di poteri immensamente più vasti di quelli di tutta la carta stampata messa assieme.

Infine agli amici destri bisogna ricordare, loro che lo ignorano perché occupati per anni a costruire villette abusive sulla battigia o a portare i dané a Chiasso, che è proprio l' esistenza di contrappesi al potere dell' esecutivo ciò che distingue una democrazia da una dittatura. E quindi è non solo ridicolo, ma anche indice di una grave carenza di cultura democratica aggredire il Capo dello Stato, la magistratura o la Corte costituzionale ogni qual volta esprimano giudizi avversi alla nostra bottega partitica.
Gentili ma fermi dunque, mi raccomando cari compagni del blog.

G




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27 gennaio 2006
Il programma del Csx? E' sempre esistito

Incredibile quanti di coloro che a destra si piccano di conoscere la politica, siano in realtà privi delle nozioni basilari atte a discuterne con un minimo di credibilità, di cognizione di causa.
A mo' di esempio prenderò la questione del programma dell' Unione. Basta scorrere i blogs degli amici destri per sincerarsi quanto le richieste di vedere il programma di Prodi si facciano sempre più petulanti e ridicole. Si ridicole, perché tanto quando uscirà non lo leggeranno.
La campagna elettorale non è ancora iniziata, ed il programma arriverà a tempo debito. Del resto manco la CDL ha presentato il suo.
Però chi si spaccia per opinionista dovrebbe pur essere in grado d' indovinare quale mai sarà, a grandi linee, il programma economico di una coalizione di Csx (o di Cdx, la cosa non cambia) italiano senza doverlo leggere nero su bianco.
Lo dovrebbe conoscere, perché quel programma è sempre esistito e assomiglia grosso modo a quello di tutte le coalizioni di Csx dell' Occidente da un trentennio a questa parte.

A differenza delle coalizioni liberaldemocratiche, o di destra che dir si voglia, quelle socialdemocratiche, o di sx, si propongono di far progredire i vari ceti in cui si articola la società in modo uniforme. Senza accentuare, ma, anzi, ridurre le differenze tra chi sta in alto e chi in basso nella piramide sociale.
Questo comporta certamente un tasso di sviluppo minore e più lento, perché spalmato su tutti i ceti, ma meno traumatico, meno foriero di discordie sociali, di disuguaglianze. Le quali a loro volta portano ad un aumento della povertà e della microcriminalità, che finiscono poi per costare allo Stato molto di più in termini di prevenzione e repressione.                                                 

Il modello di sviluppo proposto, in modo più o meno spinto, da tutte le destre del mondo invece, con il restringimento delle tutele sociali, con una detassazione a quasi esclusivo vantaggio delle classi alte, con la flessibilizzazione spinta del mercato del lavoro, certamente porta a tassi di sviluppo più alti, ma a beneficio di pochi. E sicuramente produrrà gli indesiderati effetti collaterali indicati poco sopra. Piccolo inciso: mi domando a che serva arricchirsi sempre più se poi si è costretti a spenderli per barricarsi in casa armati fino ai denti, come succede in America. E in cambio di minori tutele, di un welfare ridotto e maggior flessibilizzazione oggi, cosa promette in cambio il modello delle destre alla massa dei lavoratori dipendenti, artigiani, piccoli commercianti, in breve ai ceti mediobassi, non domani ma fra qualche anno?
Maggiori tutele, un welfare diffuso, meno flessibilizzazione del mercato del lavoro.
E perché mai dovremmo cedere qualcosa che già abbiamo per riottenerlo, forse, tra qualche anno?

g.





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26 gennaio 2006
La grande Moschea-Madrasa
Una mattina di molti anni fa me ne andavo a zonzo per le viuzze della vecchia Delhi, in compagnia di moglie e figli piccolissimi.
Tanto moderna, verde e spaziosa è la nuova Delhi, quanto antica, polverosa e densamente popolata la vecchia. Sono due città completamente diverse.
Malgrado fossero solo le 9 del mattino, il sole iniziava a farsi cocente. Camminavamo curiosando tra mercatini e negozietti vari, quando lo stretto budello che stavamo percorrendo terminò di fronte ad un alto muro di cinta in grossi blocchi di arenaria rossa.
La bella pietra con la quale i khan mongoli costruirono i loro grandi edifici, come il Forte Rosso e la Grande Madrasa, dopo aver conquistato la città. E del muro di cinta della moschea infatti si trattava.

La Moschea-Madrasa di Delhi è la terza al mondo per ordine di grandezza, dopo quelle di Damasco e del Cairo ma prima dell' Hagia Sofia di Istanbul. Il suo nome, Jama-Masjid, significa moschea del venerdi. Si erge inaspettata, occultata com'è dai fatiscenti palazzetti a più piani che la circondano, di fronte ai viandanti che tutto si attenderebbero di trovare tra quelle viuzze meno che un edificio tanto grandioso ed imponente. Provammo la stessa sensazione che certo dovettero provare coloro che si recavano per la prima volta a visitare il Colosseo o piazza San Pietro, prima che gli sventramenti di epoca fascista li facessero "giganteggiare nella necessaria solitudine" (Mussolini dixit).

Un amplissimo colonnato circonda il vasto cortile interno, provvisto di deliziose fontanelle per le abluzioni di rito. Lasciate le calzature all' ingresso entrammo nella moschea vera e propria immergendoci nella penombra. La temperatura era gradevole, gli avventori pochi e quindi gironzolammo a piacere. Camminammo su antichissimi tappeti, ammirammo la profusione di marmi policromi istoriati con i versetti del Corano con cui son rivestite le pareti, e, malgrado restassimo circa un ora, nessuno tentò di convertirci. Nessuno ci chiamò porci infedeli, nessuno impose il velo a mia moglie. Anzi, ogni sguardo che incrociammo si apri in un largo sorriso.

Se coloro che visitano un paese esotico anziché rinchiudersi in un villaggio turistico assieme ad altri mille italiani andassero, possibilmente soli e senza guida, alla scoperta di monumenti, musei e quant' altro mischiandosi alla gente locale, non avrebbero gettato alle ortiche un occasione irripetibile. Solo in quel modo infatti si riesce a capire qualcosa della vera essenza di un popolo, tornando poi a casa più colti e più saggi. Con meno paura degli altri, dei diversi. E sopratutto meno disposti a bersi le fandonie degli arruffapopolo di casa nostra. Leghisti e non.

g.

qui foto della moschea e di altri monumenti della vecchia Delhi
http://www.alovelyworld.com/webinde/htmgb/inde006.htm



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24 gennaio 2006
Disinformazia della destra al lavoro
 1) Prodi introdurrà il matrimonio tra omosessuali. Falso, i pacs proposti da Prodi sono un riconoscimento delle coppie di fatto. Non il via libera al matrimonio tra gay

2) Una volta al governo Bertinotti abolirà la proprietà privata. Falso. Bertinotti ha parlato di si di superamento della proprietà privata, ma ponendolo in una prospettiva di secoli

3) Il Csx aumenterà le tasse. Falso, tutto dipende dallo stato in cui questo governo lascerà i conti pubblici

4) Prodi fu salvato da una legge ad personam. Falso, il Csx approvò la depenalizzazione dell' abuso d' ufficio non patrimoniale dietro esplicita richiesta degli enti locali  tutti, di dx di sx e di centro. Inoltre in parlamento la legge fu votata anche da una parte dell' opposizione del Polo. Quindi parlare di legge ad personam è falso

5) Quando fu al governo anche il Csx fece un sacco di condoni. Falso, quelli del csx erano concordati fiscali. Cosa ben diversa da un condono

6) L' Ulivo promise la restituzione del 100% dell' eurotassa. Falso, l' ammontare della restituzione non fu mai quantificato. La promessa del 100% riguardava la restituzione della tassa sul medico di famiglia. Promessa che fu mantenuta

7) Ci fosse stato un altro al posto di Prodi avrebbe ottenuto un cambio a 1000-1500 lire per euro. Falso, manco ci fosse stato il Padreterno in persona sarebbe riuscito a schiodare dal cambio di 1930-1940 lire per euro stabilito non dai politici, ma dal mercato.

8) Nel 1989 il Pci si fece approvare una legge che amnistiasse i finanziamenti da Mosca. Falso, l' amnistia fu proposta dall' allora primo ministro Craxi e dai partiti del Caf. Di quella amnistia beneficiò anche un certo Berlusconi Silvio, che si vide cancellare il reato di falsa testimonianza per il quale era stato condannato (avendo negato in tribunale di essersi mai iscritto alla P2)

9) Berlusconi non ha mai fatto affari con la politica. Falso, li fece eccome invece. E prima ancora di scendere in politica. Vedi ad esempio il decreto salvatv varatogli dall' amico Craxi, legge ad personam ante litteram. Vedi l' adesione di Mediaset ai condoni fiscali, o la legge Gasparri, meglio conosciuta come salva Rete4.

10) L' 85% della stampa è in mano alla sinistra. Falso, sono le copie vendute a premiare i quotidiani di sx. Ma il numero delle testate che tifano per l' una o l' altra parte è pressoche uguale

Quanto sopra è solo un piccolo assortimento delle menzogne messe in giro ad arte dalla destra. Menzogne volte a disinformare, a creare confusione nelle menti degli ingenui.
E' un disegno chiaramente studiato a tavolino dal Capo in persona, grazie al quale egli si ripromette di far fessi gli italiani un' altra volta. Ma, come dice Prodi, le bugie hanno le gambe corte. E non possono manco mettersi il rialzo ai tacchi.

g




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22 gennaio 2006
Il campione dell' antipolitica
Incredibile come molti italiani siano ancora convinti che chi ha sempre vissuto lontano dai palazzi della politica offra le migliori garanzie per una efficace azione di governo. Ed in base a quale miracolo uno totalmente digiuno di politica dovrebbe improvvisamente trasformarsi in un bravo Primo Ministro, saltando a pié pari tutta la gavetta solitamente fatta in questi casi dagli altri inquilini di palazzo Chigi che lo han preceduto?
Ma perché ha saputo amministrare i suoi affari in modo impareggiabile, rispondono i suoi ammiratori. Già, i SUOI affari. Che non erano quelli della nazione tutta, ma solo e soltanto i suoi.
Cosi, per 5 anni abbiamo assistito a continui attentati alla Costituzione, a continue baruffe tra l' antipolitico e gli altri corpi e istituzioni dello Stato che non ci tenevano a recitar la parte dei consiglieri d' amministrazione Mediaset. Quelli che gli dicono sempre di si.
Oggi, di fronte al fallimento del loro beniamino, che pur godeva di un' amplissima maggioranza, i suoi ammiratori, che tutt' ora applaudono entusiasti ad ogni sua soperchiera scambiandola per prerogative dell' antipolitica, non trovano di meglio che incolpare l' opposizione.
E lui, quello che aveva promesso di far prosperare l' Italia con metodi apolitici e squisitamente imprenditoriali, come lo spiega il suo fallimento?
Col fatto che il suo partito, ovvero lui stesso, non avesse il 51% dei voti.
Ossia: colui che si presentò come antipolitico per eccellenza si lamenta di non aver goduto di maggiori poteri politici.
Se non ci fosse andata di mezzo l' Italia, ci sarebbe da spanciarsi dalle risate.

g



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20 gennaio 2006
L' estremista e il moderato
 "Commento solo le cose serie" cosi rispose giorni fa Prodi a un Berlusconi che lo invitava (Dov' è Prodi, perché non parla?) a commentare il colloquio tra Fassino e Consorte pubblicato dal Giornale. E a giudicare dal "nulla di penalmente rilevante" emerso dopo, Prodi fece bene a tacere.
Oramai è evidente a tutti che il prossimo aprile gli italiani saranno chiamati a scegliere non solo tra due programmi di governo, ma tra due candidati premier che non potrebbero essere più distinti e distanti: da una parte un estremista, dall' altra un uomo tranquillo.
Che Berlusconi sia un estremista, per nulla un moderato, credo non vi sian dubbi.
Troppi sono gli esempi forniteci dal Nostro in questi 5 anni. Dagli scontri con la magistratura e i numerosi tentativi di metterla sotto schiaffo dell' esecutivo al continuo definire, non solo gli uomini politici di sx "gente pericolosa per la libertà", ma l' intero elettorato, il 49% degli italiani che non votano CDL "persone che nutrono solo odio" L' uomo, come disse Moretti, è costituzionalmente estraneo alla democrazia, non la capisce, gli fa perdere tempo. Un estremismo che è andato vieppiù aumentando man mano che il suo fallimento come uomo di governo diventava evidente
Un estremista che si reca personalmente in Procura a calunniare i capi dell' Opposizione, cosa mai vista in una democrazia occidentale, finendo per esser schernito financo dai suoi alleati (Casini, "Politica d' avanspettacolo") e sostenitori (Galli della Loggia, "Un Masaniello mediatico"). Un estremista che solo poche ore fa ha descritto l' appuntamento di aprile come uno scontro tra due mondi: quello del bene, rappresentato dalla sua persona e dai suoi accoliti, e quello dei negatori della libertà, tutti gli altri

Dall' altra parte abbiamo un uomo tranquillo. Una tranquillità che gli viene dalla forza delle idee e dei programmi. Un uomo moderato nei gesti e sopratutto nelle parole, che cerca di coinvolgere le persone e non di escluderle, che fa appello alla ragione e non al basso ventre degli italiani, che non demonizza gli elettori della parte avversa proponendosi di governare per qualcosa e non contro qualcuno. Un uomo dall' eloquio incespicante, assolutamente non fotogenico e privo di carisma, è vero. Ma non di fini dicitori o di uomini di spettacolo ha bisogno l' Italia, bensi di amministratori seri, di uomini di Stato che pongano il bene di tutti al di sopra di quello del singolo. E che si preoccupino sopratutto di fare e non di apparire.

g



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19 gennaio 2006
Continua inarrestabile la rimonta della CDL!

(Prego leggere bene le date)


DATI POSITIVI PER LA CDL
IL CAVALIERE RAGGIANTE
Berlusconi esulta: siamo avanti di tre punti.
Silvio svela ai senatori un sondaggio che dà l'Unione al 45% e il centrodestra al 48 . Forza Italia sale al 23
Libero 11-03-2005

BERLUSCONI: PARI CON SINISTRA, MA LITIGANDO SI PERDE
Roma, 20 set. 2005 (Apcom) -. "Abbiamo le carte in regola per vincere, per chiedere di nuovo la fiducia agli italiani" ha sottolineato il premier, e "gli ultimi sondaggi confermano quelli di agosto: con tutto quello che abbiamo combinato, siamo alla pari con la sinistra, 48,3% noi, 48,3% loro". Ed è proprio a questo proposito, rivendicando la serietà delle proprie rilevazioni statistiche, che Berlusconi precisa la necessità di smetterla "di litigare, di delegittimarci a vicenda", altrimenti si può perdere.

BERLUSCONI A BALLARO': SIAMO SOTTO SOLO DI 1,3 PUNTI
«Sei punti sotto? I nostri sondaggi sono assolutamente diversi». Il presidente del Consiglio controbatte così ai dati che ha fornito il direttore dell'agenzia demoscopia Ipsos, Nando Pagnoncelli, nel corso della trasmissione 'Ballarò' sottolineando come «invece i nostri dati ci dicono che siamo sotto solo di 1,3 punti». Il premier ha spiegato che questo dato «è assolutamente positivo per noi» nonostante le sue affermazioni siano state accolte in trasmissione da alcune risate. Berlusconi ha infatti ricordato come il suo sia l'unico governo a recuperare in Europa «nonostante la stagnazione economica».
La Stampa, 18/01/06

g




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17 gennaio 2006
Sono tutti uguali...

Amici, proprio mentre vi scrivo sta per terminare la riunione del vertice diessino. Una delle più agitate a memoria d' uomo. Manco durante le litigate tra Pajetta e Amendola sull' opportunità di prendere o meno le distanze dall' URSS per l' invasione dell' Ungheria, si erano visti animi tanto surriscaldati.
Stasera si trattava di decidere se attendere il dopo voto per gettare la maschera, o farlo sin d' ora. La prima ipotesi avrebbe consentito d' ingannare un' altra volta i gonzi che ancora credono alla diversità, alla specchiata onestà, in breve alla superiorità della sx rispetto ai partiti cidiellini. Ma la maggioranza dei presenti al vertice ha scelto la seconda opzione e quindi tra breve verrà diramato un comunicato stampa. Data l' ora tarda, gli italiani dovranno probabilmente attendere l' edizione mattutina di domani per apprendere i particolari dai giornali.
Ma io posso anticiparvi sin d' ora la stupefacente notizia: i diessini presenteranno la candidatura ufficiale di Giovanni Consorte alle elezioni di aprile. Si, avete letto bene. E ciò al fine di evitargli l' ormai certo carcere. Un escamotage già usato a suo tempo da F.I. per salvare Dell' Utri, Frigerio, Berruti e altri che ora mi scordo.
"E' triste esser costretti a confessare agli italiani che la superiorità morale della sinistra era solo una balla, ma non potevamo abbandonare al suo destino un compagno che tanto si è speso per il Partito" ha commentato Mussi all' uscita.
E quindi, cari amici, come vedete è proprio vero:  non c' è alcuna superiorità della sinistra, i partiti sono tutti uguali.
Ogni qual volta un loro mariuolo viene indagato, subito lo fanno eleggere per toglierlo dalla grinfie dei magistrati.

g :-)))




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16 gennaio 2006
Diversi, non superiori

Barbapapà-Scalfari ha provato a spiegarlo a Ballarò. Ma un po' perché lo interrompevano continuamente, molto perché è sempre stato più bravo a scrivere che a parlare, non è riuscito a veicolare il concetto.
Ed allora, modestamente, ci proverò io.
Noi elettori di sx non ci sentiamo affatto superiori ai nostri connazionali di dx. Perché dovremmo, con quali presupposti. E superiori in cosa, poi. Nel tasso di cultura del quale disporremmo? Se qualcuno di sx lo sostiene è un' idiota. La cultura di cui ognuno dispone, tanta o poca che sia, dipende dall' ambiente, dal clima nel quale è cresciuto, dagli esempi e dall' educazione ricevuti. Non dalla fede politica.
Ed allora come lo spieghi, Guelfi, che la maggior parte degli scrittori, poeti ed artisti in genere sono di sx, o cmq progressisti, e non solo in Italia?
Col fatto che i governi progressiti di tutto il mondo hanno sempre favorito l' espandersi della cultura vedendo in essa un mezzo di educazione, di elevazione delle folle. L' intento di fidelizzarle politicamente era ed è assolutamente secondario. Mentre invece i governi di dx o comunque conservatori ritengono la cultura un fatto strettamente privato, preferendo delegare al singolo l' incombenza di coltivarla o meno. Stante ciò, era inevitabile che la stragrande maggioranza degli operatori culturali finisse per parteggiare per la sx.

No, non siamo né ci sentiamo superiori.
Semplicemente, siamo diversi. Sopratutto, anzi esclusivamente, in una cosa: nel rapporto col denaro.
Barbapapà tentava di spiegarlo, l' altra sera. Ma ha perso il filo. Storicamente il bacino elettorale della sx italiana è sempre stato composto (oggi non più, non esclusivamente) da lavoratori dipendenti, braccianti, piccoli commercianti, ancor più piccoli artigiani. Gente che non ha mai navigato nell' oro, molti di loro a reddito fisso, abituata a contare i centesimi. Gente che ben difficilmente si è mai potuta permettere il lusso di intascare una tangente, di fare un falso in bilancio, di evadere il fisco. Anche se a volte avrebbe tanto voluto (eh si, perché gli stinchi di santo non esistono).
E quindi assolutamente non disposta a perdonare simili comportamenti nei suoi leader. Da qui lo stupore, e le proteste di molti diessini per le parole, purtuttavia assolutamente innocenti, rivolte da Fassino a Consorte nell' ormai famosa telefonata.
Essendo il bacino elettorale della dx, invece, composto da persone mediamente più abbienti non sempre e non tutte esenti da qualche "peccatuccio" di natura finanziaria, ecco che il falso in bilancio di Mediaset, l' evasione fiscale di Previti, la tangente intascata da qualcun altro, non sollevano poi tanta indignazione, non danno luogo a troppe proteste contro i rei. Vengono giudicate assai benignamente e presto dimenticate. Ecco ciò in cui siamo diversi, non superiori.

Concluderò con un celebre motto di Mao dse Dong, direttamente tratto dal suo Libretto Rosso:
"Larga è la foglia stretta la via, voi dite la vostra ch' io ho detto la mia".

g




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15 gennaio 2006
Ecco come muoiono 18 pakistani

Inutilmente. Perché qualcuno alla CIA era convinto che in quel villaggio si nascondesse Al Zarqawi. Tempo 24 ore aerei americani hanno raso al suolo tutte le case uccidendo nel sonno 18 persone, in maggioranza donne e bambini. Cittadini di un paese formalmente alleato agli USA.
Di Zarqawi naturalmente nessuna traccia.
Questo atto barbarico ha indotto qualche neocon nostrano a protestare, ad inscenare una fiaccolata davanti all' ambasciata americana?
Macché. Si sveglieranno solo quando qualche pakistano, esasperato, brucerà una bandiera USA.
Allora fioccheranno le accuse contro l' innata malvagità dei mussulmani.

g




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13 gennaio 2006
Il presidente-delatore

"Silvio Berlusconi non userà mai la giustizia come arma politica" cosi giurava, solo pochi mesi fa, Vincenzo Schifani, uno dei tanti scudieri di Arcore.
Ed invece eccolo li recarsi in Procura per denunciare supposti illeciti commessi dall' opposizione.
Ora, sia chiaro che ogni cittadino, presidente del Consiglio incluso, ha il preciso dovere di denunciare alle autorità ogni reato di cui venga a conoscenza.
Possibilmente senza prima annunciarlo in tv, se si è presidenti del Consiglio. E questo al fine di non mettere in guardia il presunto reo consentendogli altresi l' occultamento di eventuali prove a suo carico.
Invece Berlusconi ha fatto proprio questo. Ha sbandierato in tv che lui era a conoscenza di fatti che avrebbero potuto incriminare i dirigenti diessini, permettendo cosi a costoro di cancellare ogni eventuale traccia del presunto reato.
Si può essere più fessi di Silvio?

La verità è che lungi dall' esser fesso, Berlusconi è un furbacchione di tre cotte. Assuefatto com' era a trovare in studio da Vespa interlocutori addomesticati e compiacenti, aveva preso l' abitudine di sparare balle megagalattiche sicuro che quelli non avrebbero osato contraddirlo, non lo avrebbero costretto a scoprire le carte.
Ma stavolta gli è andata male.
Perché Bertinotti ha preso subito la palla al balzo e, davanti a milioni d' italiani, lo ha invitato ad andare a raccontare quello che sa ai magistrati.
A quel punto il furbacchione non poteva più ritrattare. Cosi, ieri, si è presentato ai magistrati romani facendo le sue dichiarazioni sul caso Unipol.
Roba grossa? Prove scottanti su Fassino e D' Alema?
Macché.
"E' stato semplicemente un contributo che il presidente ha ritenuto di dare ai magistrati. Non credo ci saranno altri incontri tra Berlusconi e i magistrati romani" dichiara Ghedini, suo avvocato difensore. E lui, il presidente-delatore che dice? "Ho spiegato la rete dei Ds ma non vedo risvolti penali"
Capito? Lui per primo NON vede risvolti penali.
Ed allora a che pro quella dichiarazione in tv? Ma per acchiappare merli, ovvio.

g




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12 gennaio 2006
Il filosofo greco e altre amenità berlusconiane
Ier sera ho seguito per un po' il duello Berlusconi-Bertinotti, da Vespa.
Dopo lunghe professioni di stima e rispetto reciproci, scambio di regali ecc. i due hanno dato vita ad un dibattito abbastanza interessante. Soliti sfondoni del leader azzurro in fatto di storia antica e recente a parte, naturalmente. Ad un Bertinotti che parlava di Paolo di Tarso, lui oppone alla citazione di "quel filosofo greco" (parole sue) una di Reagan.
E quando il leader di RC gli ricorda che il comunista Umberto Terracini, primo firmatario della Costituzione, si fece 17 anni di galera per essersi opposto alla dittatura, lui afferma di essere al corrente che molti comunisti italiani erano in buona fede e contrari ad imporre una dittatura in Italia. Peccato Bertinotti non gli abbia ricordato che Terracini fu imprigionato dai fascisti e non dai comunisti.
Poi è tornato sul cambio dell' euro affermando che se al posto di Prodi ci fosse stato lui certo ne avrebbe ottenuto uno più favorevole. Almeno, almeno, 1500 lire.
Peccato Bertinotti non gli abbia ricordato, a beneficio dei telespettatori, perché Berlusconi lo sa di certo, che i cambi li aveva già fissati il mercato e che quel giorno, ai ministri economici europei, non restava nulla da contrattare. Se non quell' oscillazione entro il 2,5% in più o in meno prevista dal serpente monetario SME.
E dal momento che quel giorno (31.12.1988) il mercato aveva sentenziato un Ecu, il papà dell' euro, valesse 1940,78 lire, aver fissato il concambio a 1936,27 significa aver strappato uno sconticino.
Manco se si fosse messo in ginocchio Silvio avrebbe ottenuto non dico 1500, ma nemmeno 1800 lire per euro.
Insomma, un puerile tentativo di addossare la colpa del rialzo dei prezzi al precedente governo.
Senza contare poi, come si evince dall' articolo che scrisse per il Giornale e da me postato poco più sotto, che alla viglia della sua introduzione lodò incondizionatamente la nuova moneta.
Non accennando minimamente ad una presunta onerosità del cambio.
Ma ci penserà zio Romano a sbugiardarlo.

g



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11 gennaio 2006
Il cappotto

In quello che viene unanimemente considerato il più bello tra i suoi "Racconti di San Pietroburgo", ovverosia "Il cappotto", Nikolaj Gogol narra la storia di un umile e solitario impiegato ministeriale, Akakji Akakievic Basmackin, bersaglio favorito dei colleghi d' ufficio.
E' tanto povero che deve affrontare un anno di privazioni prima che il sarto gli possa confezionare un cappotto nuovo, più adatto a fronteggiare i rigori invernali di quella Venezia del nord del suo attuale spolverino.
Ma la felicità d' indossarlo durerà un solo giorno: viene assalito la sera stessa per strada e derubato del cappotto.
Akakij Akakievic morirà di li a qualche giorno di crepacuore.
Da questa triste storia Alberto Lattuada ne trasse un film di successo con, se ricordo bene, Renato Rascel protagonista.

Silvio Berlusconi non è un umile impiegato ministeriale, anzi.
Ma anche lui ha fatto inenarrabili sacrifici, alzandosi ogni mattina alle cinque per racimolare le sue poche aziende, le sue tre televisioni e arrivare quindi al premierato.
Ed ora che finalmente è giunto il momento di godersi le sue proprietà e i suoi allori in santa pace, i comunisti tramano per cacciarlo da palazzo Chigi
Se ciò dovesse accadere, certo il povero Silvio Akakievic ne morrebbe di crepacuore.

g




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6 gennaio 2006
Much ado about nothing
Molto rumore per nulla.
Quella che i gazzettieri della destra stanno spargendo, infatti, è solo fuffa. I Ds appoggiavano la scalata all' Unipol, embé? Non è mica un reato.
Altro è essere "collaterali" ad una azienda, altro ancora è esserne proprietario. Come Berlusconi.
Eppoi Fassino era cosi poco addentro ai dettagli dell' affare da non sapere manco quale fosse la percentuale che sarebbe toccata alle 4 cooperative. Credeva il 4 ed invece era solo l' 1% ciascuna. Sta scritto nelle intercettazioni pubblicate dal Giornale. E che Consorte fosse un poco di buono, in estate nessuno poteva sospettarlo.
Quindi smettiamola di piangerci addosso e domandiamoci perché a dx hanno scatenato questa campagna denigratoria basata sul nulla, sullo zero assoluto.
La risposta la dà Di Pietro stamane su Repubblica: "Quando le inchieste salgono troppo in alto, interviene qualche manovra per distogliere l' attenzione".
E cosa si prefigga questa manovra è chiaro: ora che si stanno per scoprire i nomi dei politici della maggioranza pagati da Fiorani, si sparge fumo su Fassino per poter dire "Se sono colpevoli i nostri allora lo è anche Fassino".
Ma fino a prova contraria il segretario diessino E' innocente, perché tifare per un' azienda NON è reato. E D' Alema i soldi alla BPI li dava non li prendeva. Come invece faceva quel caporione delle camice verdi.
 
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5 gennaio 2006
Ennesima sparata comica del Cavaliere
Quasi quasi mi dispiace che gli italiani si apprestino a dare il benservito a Berlusconi, le sue sparate comiche mi mancheranno. In questi 5 anni ne ha dette a bizzeffe, dal "taglio epocale alle tasse" a "non telefono a Mediaset da anni" da "in Rai non sposterò nemmeno una pianta" a "Mussolini non fece mai uccidere nessuno" fino a "le mie aziende non aderiranno al condono fiscale" è stato tutto un florilegio di battute spesso condite con gesti di mano, che come tutti sanno sono gesti da villano: le corna e il dito medio alzato.
Quella di ieri però le batte tutte.
Riferendosi all' affare Unipol si è lamentato, pensate un po', dell' "inaccettabile intreccio tra affari e politica".
Detto da uno che già da imprenditore si fece varare da Craxi una legge per impedire alle sue tv di essere oscurate, che da presidente del Consiglio se ne è fatto fare una su misura come la Gasparri per salvare Rete4 e un' altra ancora per depenalizzare quel falso in bilancio del quale era accusata Mediaset, la frase è di una inarrivabile comicità.
Mitico Silvio ci mancherai, forse non sarai il politico più grande al mondo ma il più comico certamente si.

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