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Gianni' s own logbook

10 agosto 2005
Un bugiardo matricolato
Aveva promesso che mai avrebbe acquistato Nesta perché troppo caro, ed invece il giocatore fini al Milan. Negato di essere interessato alla Mondadori, ed invece oggi ne è il proprietario. Giurato di non avere mai posseduto società off shore, ed invece ne aveva ben 64, delle quali la più famosa era la All Iberian, con sede nelle isole del Canale. Assicurato che il lodo Schifani non era tra le priorità del governo, ed invece due mesi dopo fu approvato

Dati questi precedenti, è difficile credere a Berlusconi quando dice di non essere coinvolto nella scalata al Corriere. Del resto, che il nostro presidente sia un bugiardo matricolato lo sanno ormai anche le pietre. E che sia lui il primo a crederci, ce l' insegnò Montanelli.
Non sta scalando in prima persona ovviamente, ci mancherebbe. Anche perché la legge Gasparri, pur tanto tagliata su misura per lui, gli vieta di acquistare quotidiani.. Ma attraverso dipendenti o amici fidati. Come quel Livolsi, tutt' ora membro del consiglio di amministrazione Fininvest, o gli spagnoli della Vocento, maggiori azionisti, dopo Berlusconi, della spagnola Telecinco.
Questa storia assomiglia tanto alla corruzione della GdF da parte di alcuni manager Fininvest, i quali dissero di voler fare un regalo al Principale (usando i soldi suoi però). Lui della corruzione non ne sapeva niente, giurò, ma intanto risparmiò un bel po' di quattrini in tasse.
Oggi la storia si ripete: alcuni suoi amici stanno scalando il Corriere per fargli un bel regalo, giusto in tempo per la campagna elettorale. Ma lui giura di non essere coinvolto. Pinocchio!

g



permalink | inviato da il 10/8/2005 alle 17:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

9 agosto 2005
I finti indignati
Odio copiaincollare cose scritte da altri, ma per quest' articolo di Gianantonio Stella sul Corriere di oggi farò un' eccezione (se non sbaglio è solo il terzo copy&paste in più di 160 post)

I finti indignati

Pochi mesi fa la polemica sulla telefonata tra Casarini e Caruso trasmessa da Masotti a «Punto e a capo»

«I maneggi di Scalfaro in banca». Ve lo ricordate questo titolo? Venne sparato anni fa, a corredo d'una pagina di intercettazioni dell'allora capo dello Stato, dal «Giornale» di famiglia di Silvio Berlusconi. Il quale, muto allora come il servo di Zorro, scopre oggi la «scandalosità» di «queste intercettazioni telefoniche private» e ammonisce: «Sto scrivendo di mio pugno un ddl per restringere in maniera molto forte la possibilità per chiunque di effettuare intercettazioni telefoniche e di pubblicarle».

Bene, bravo. Ma da che pulpito? Certo, non è solo la destra a ricorrere al giochino dei due pesi e due misure. Basti ricordare come sono saltati su leader, mezzi leader e leaderini della sinistra in difesa di privacy e segreto istruttorio ogni volta che la pubblicazione d'una chiacchierata telefonica metteva in imbarazzo qualcuno dell'Ulivo e dei dintorni. Né si possono contare gli innumerevoli inviti a tagliare le manine che volta per volta passavano i brogliacci ai giornali. L'ultima polemica è di pochi mesi fa. Quando il leader no global Vittorio Agnoletto diffidò la Rai a mandare in onda l'intercettazione di una telefonata avvenuta alla vigila del G8 a Genova tra Luca Casarini e Francesco Caruso: «la legge vieta la diffusione di materiale depositato in sede di indagine prima che sia giunto a conclusione il processo di appello».

La risposta di Giovanni Masotti, conduttore di Punto e a capo, fu di tirare diritto: sì, il documento non era stato ancora formalmente depositato «perché l'acquisizione doveva esser fatta mercoledì scorso nella terza udienza che è stata poi rinviata» ma «sostanzialmente è già acquisito». Sostanzialmente... Diceva Casarini: «stavolta bisogna sfondarla la zona rossa...». E mentre la sinistra strillava, Alessio Butti dichiarava per An: «Se il dito indica la luna l'idiota guarda il dito. Sono eventi che tutti dovrebbero conoscere». «Il materiale relativo alla telefonata tra Casarini e Caruso è interessante», si complimentava il turbo-garantista azzurro Fabrizio Cicchitto. «Sentire le affermazioni di Caruso e Casarini è come fare un'intervista», spiegava disinvolto l'allora ministro Maurizio Gasparri.

Ammiccamento e indignazione, denunce e barricate sul diritto di cronaca s'alternano da anni. «Le intercettazioni telefoniche mica le abbiamo fatte noi. Ci sono», spiegò Vittorio Feltri, allora direttore del Giornale berlusconiano dopo una filippica di Prodi che condensava le proteste contro la scelta di sbattere in prima pagina i colloqui privati di Scalfaro, «da queste intercettazioni si evince che il presidente ha brigato per la banca della sua città e questo abbiamo detto, precisando che non si trattava di nulla di illegale ma che comunque, dal punto di vista del costume, per un presidente della Repubblica non era il massimo». «La vicenda, per me, non riguarda palazzo Chigi, ma semmai la magistratura», chiuse Maurizio Belpietro, allora direttore del Tempo , «o i fatti sono veri, o non lo sono». Una risposta netta. E tirata in ballo più volte, in questi anni. Anche nei casi più controversi.

Come la scelta di Antonio Ricci, padre di Striscia la notizia, di dare spazio a «fuori onda» avventurosamente (non illegalmente) intercettati come quello in cui Pier Ferdinando Casini diceva a Fede: «Grandissimo Emilio, se i voti di Dini non li prendo io, voi ve la prendete nel cu...». O quello in cui Gianni Vattimo e Aldo Busi si beccavano come galli. Una scena costata a Ricci una condanna. Giustamente contestata dai vertici di Mediaset come un insulto alla libertà di stampa. Libertà invocata via via a difesa della scelta di pubblicare le intercettazioni, ai tempi in cui la destra era scatenata su Telekom Serbia, della telefonate di Donatella Dini, quando lo stesso Giornale , dopo aver sparato titoloni su titoloni, protestò perché nel tentativo di capire chi erano le spie che avevano passato le notizie, la Procura aveva «passato al setaccio i tabulati delle telefonate in ingresso e in uscita di ben 52 numeri telefonici».
O a difesa di qualche infortunio, come la pubblicazione d'un colloquio intercettato che, per colpa di una dannata omonimia tra un avvocato e un terrorista, uscì col titolo «Due Br: quel giudice ci aiuta». Il giudice era Giovanni Salvi. Scrisse: «Voi che pretendete d'esser garantisti non avete esitato a infangare il mio nome...».

E mai una volta, in questi casi, che si sia levata la voce indignata degli indignati di oggi. Non quando vennero pubblicate le email del giudice Armando Spataro. O fu rivelato un sms su Berlusconi (idiota, ma privato) ricevuto e girato dal segretario dell'Anm Carlo Fucci. Non quando (unica eccezione: Ferrara) saltarono fuori le intercettazioni di un colloquio tra il diessino Vladimiro Crisafulli e il presunto mafioso Raffaele Bevilacqua. E men che meno quando, anni fa, fu cavalcata da tutta la destra (tutta) la famosa intercettazione in cui Chicco Pacini Battaglia diceva di Di Pietro e Lucibello: «Se li arrestano per me è un piacere... A me Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato...». Per non dire di quella volta che, stando agli atti giudiziari contenuti nel libro Mani pulite di Barbacetto, Gomez e Travaglio, fu lo stesso Cavaliere a improvvisarsi segugio e a cercare di incastrare Di Pietro, registrando «casualmente» una propria chiacchierata con il costruttore Antonio D'Adamo il quale metterà a verbale: «Io a Berlusconi non ho mai detto che avevo promesso 4 miliardi e mezzo a Di Pietro... Evidentemente Berlusconi voleva sentirselo dire».

08 agosto 2005
link: www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2005/08_Agosto/08/stella.shtml



permalink | inviato da il 9/8/2005 alle 0:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

5 agosto 2005
Alla larga da costoro!

Le voci che alla vigilia delle elezioni dipingevano il nuovo presidente iraniano quale falco ultraconservatore e fondamentalista religioso erano esatte.
A malapena insediato, Ahmadinejad ha subito introdotto nuovi divieti per le donne e ripreso la produzione di energia atomica
In Israele, in queste ore, gli ebrei ortodossi ultraconservatori stanno dando seri grattacapi a Sharon rifiutandosi di lasciare la striscia di Gaza e uno di loro, membro del partito di estrema destra Kach, lo stesso dalle cui fila usci l' assassino di Rabin, è salito su di un autobus uccidendo 4 persone.
I fondamentalisti religiosi americani sono naturali alleati e bacino elettorale dei falchi ultraconservatori repubblicani e dopo quella all' Irak non vedono l' ora di scatenare altre guerre preventive.
Le lotte tra gli opposti integralismi cristiano-musulmani stan mietendo centinaia di vittime ovunque nel mondo, dalle Filippine alla Nigeria.
Esempi cosi se ne potrebbero fare a bizzeffe
I talebani nostrani invece, tutto sommato, sinora han fatto pochi danni. Ma se li lasciassimo fare, se avessero mano libera, dopo quello sulla fecondazione assistita introdurrebbero anche il divieto di aborto e divorzio finendo magari per imporre la cintura di castità alle ragazze nubili. Non ridete, perché quella di non saper porre un limite alla loro furia restauratrice è caratteristica tipica di tutti i fondamentalismi.

Da quanto sopra è evidente che, a tutte le latitudini e sotto tutti i climi, gli integralisti religiosi di qualsiasi fede e colore, spesso alleati con la destra ultraconservatrice (quando non son tutt' uno), rappresentano un pericolo costante per la pace, la convivenza civile e i diritti delle persone.
Basta esserne coscienti e tenersi alla larga.

g




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4 agosto 2005
Il ponte sulla Drina
Voi rossi sarete i primi ad essere impalati non appena i vostri amichetti islamici avranno conquistato l' Italia!
Questo l' avvertimento rivoltomi dagli amici del forum, preoccupati del mio futuro.

Cosi, sebbene non sia più rosso ma rosaceo da ormai molti anni, per sapere cosa mi aspetta sono andato a rileggermi quella pagina del capolavoro di Ivo Andric "Il ponte sulla Drina", libro bellissimo che consiglio a tutti di leggere qualora non lo aveste già fatto, che descrive in dettaglio come avveniva un impalamento.

"Un palo di quercia lungo circa tre metri, ricoperto di ferro battuto, con una punta sottile e aguzza; un uomo vivo, infilzato a questo palo come un agnello allo spiedo, solo che la punta non gli usciva dalla bocca, ma dalla schiena - e non erano stati lesi in modo grave né l’intestino, né il cuore, né i polmoni. Occorreva un’operazione altamente professionale e sofisticata per evitare lesioni degli organi vitali, diversi strumenti con i quali spingere a poco a poco il palo nel corpo. La vittima doveva sopravvivere così alcuni giorni: gonfia, impettita e nuda fino alla cintola, fissata tra due travi, sputando una schiuma bianca, gridando e ringhiando."

Brrrr...

g



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1 agosto 2005
Ma quali sono i cristiani moderati?
E' inutile cercarli, inutile parlare di dialogo, i musulmani pacifici e moderati non esistono. Quelli tra loro che non mettono bombe o non aspirano a diventar kamikaze, comunque gioiscono ad ogni attentato, ad ogni cristiano morto.
Questo il ritornello, questi gli ammonimenti che vengono da alcuni settori della destra. Sia quella partitica, istituzionale, che quella internettiana.
Sarà.
Ma, ammettendo sia vero, facciamo ora il giochino inverso e andiamo a scoprire quali sono gli italiani che possono esser considerati dei cristiani moderati.
I seguaci del gauleiter della padania, gli omuncoli in camicia verde?
Macché. Quelli ce l' hanno duro, giurano che non perdoneranno, né Roma ladrona né tantomeno i musulmani.
Dei veri moderati non parlano cosi.
I cosiddetti atei clericali allora, i fans di Giuliano Ferrara, ateo notorio diventato più clericale del Papa, cosi, per atteggiarsi a personaggio maudit, per il gusto di fare il bastian contrario.
No, nemmeno. Ferrara sta sempre e comunque dalla parte di Bush prima ancora di sapere da che parte Bush stia
I lettori di Feltri e della Fallaci, quelli che accusano i governi dell' Europa intera di codardia perché non espellono tutti i musulmani su due piedi, bambini e donne incinte incluse?
Giammai, come può considerarsi moderato chi la pensa cosi?
Allora quella grossa fetta dell' elettorato azzurro che si riconosce nel presidente Pera, i ciellini che giurano trattarsi di conflitto di religione e non vedono l' ora inizi un' altra bella guerra preventiva, non vedono l' ora di brindare ad un altro bel bombardamento "shock and awe" su qualche città musulmana?
Molto poco moderati e per nulla cristiani.

Un momento, ci sono!
Come ho fatto a non pensarci prima?
Ma certo, i cristiani moderati sono quelli che dicono no alla guerra, a tutte le guerre!
Sono quelli che invitano al dialogo e per questo vengon tacciati di intelligenza col nemico. Sono quelli che vanno volontari a rischiar la vita sui fronti di guerra per aiutare le vittime civili, e se gli capita di esser rapiti al ritorno vengono accusati di aver organizzato il tutto per farsi pubblicità
Sono quelli che sfilano pacificamente chiedendo il ritiro delle truppe e per questo vengon irrisi, scherniti, definiti pacifinti o pacifessi dagli altri, dai cristiani guerrafondai. Gente che in teoria non dovrebbe esistere, perché "cristiano guerrafondaio" è un ossimoro, una contraddizione in termini.
Ma invece esistono, sono tanti, in nulla diversi dai musulmani guerrafondai e ben decisi ad usare tutta la loro influenza, tutto il loro potere massmediatico (giornali, televisioni, siti internet) per far fallire qualsiasi tentativo di dialogo o di una soluzione pacifica della crisi.
A loro vale ricordare le parole di un grande Pacifista, un grande Cristiano Moderato, Giovanni Paolo II°, anche se so gli scivoleranno addosso come pioggia sui vetri:

NO ALLA GUERRA! La guerra non è mai una fatalità; essa è sempre una sconfitta dell'umanità. Il diritto internazionale, il dialogo leale, la solidarietà fra Stati, l'esercizio nobile della diplomazia, sono mezzi degni dell'uomo e delle Nazioni per risolvere i loro contenziosi .

g



permalink | inviato da il 1/8/2005 alle 13:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

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