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Gianni' s own logbook

28 novembre 2005
Gli effetti del proporzionale
Mi soprende la reazione stizzita di Berlusconi alle parole, sicuramente a lui dirette, di Casini sugli illusionisti della politica.
Sono gli effetti della nuova legge elettorale.
Non lo sa Silvio che col proporzionale l' avversario da battere è quello più vicino e non più lontano alle sue posizioni politiche?
E allora qualcuno lo avverta, perché la sortita di Casini è coerente con lo spirito di quella legge. Il presidente della Camera, proporzionalista da una vita, sa benissimo che alle prossime elezioni i suoi competitors non saranno i "comunisti" Bertinotti e Cossutta ma Silvio stesso. E quindi agisce e parla di conseguenza.

Altra cosa insopportabile sono le reprimende che i lacché di Silvio, vedi Guzzanti sul Giornale di oggi, rivolgono ai suoi alleati ogni qual volta costoro s' azzardano ad attaccare il padrone, come ha fatto Casini.
"Senza di lui sareste degli zeri, delle nullità destinate a rimanere all' opposizione per sempre" questo è un po' il succo dei rimbrotti indirizzati, di volta in volta, a Follini, Fini, Casini.
Ora, è pur vero che il fondatore e l' anima del Polo, oggi Cdl, è Berlusconi. Quindi gran parte del merito per aver saputo organizzare una coalizione vincente in quattro e quattrotto è suo. Ma i suoi alleati furono eletti autonomamente, non con voti dati a Berlusconi e poi da questi graziosamente concessi a Fini, Follini e Casini per farli eleggere.
Intendo dire che i suddetti in parlamento ci sarebbero andati lo stesso, probabilmente all' opposizione e non al governo. Ma sicuramente sarebbero stati eletti. Anche senza la presenza di Berlusconi.

g



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26 novembre 2005
Un ministro da buttare
Quando non è occupato a far girotondi al grido di "chi non salta italiano è" in piazza Montecitorio, la macchietta di ministro che risponde al nome di Castelli passa il tempo a prepare il terreno ad una grave involuzione dei diritti e delle libertà nella cultura giuridica del nosto paese.

I fatti. Nel luglio del 2003 uomini della CIA rapirono in pieno giorno a Milano l' imam Abu Omar, per trasferirlo in un carcere egiziano dove fu interrogato e sottoposto a torture. Il caso destò scalpore perché era la prima volta nella nostra storia che un indagato veniva sottratto alla nostra autorità giudiziaria e condotto con la forza in un altro Stato. Non solo, ma tutta la vicenda si configurava come una palese violazione della nostra sovranità nazionale, tanto che Berlusconi convocò prontamente l' ambasciatore americano per protestare.

Ebbene, dopo accurate indagini ier l' altro il pm Armando Spataro decide di chiedere l' estradizione in Italia dei 22 agenti americani responsabili del rapimento e Castelli che ti fa?
Blocca la richiesta con la scusa che avendo votato alle primarie Spataro è magistrato di sx e quindi sospettabile di "antiamericanismo preconcetto"!

Ora, è chiaro che la richiesta d' estradizione non ha alcuna probabilità di essere accolta dagli americani. Son convinto Spataro ne sia ben cosciente. Nondimeno era un atto dovuto impostogli dalla legge e Spataro non ha fatto altro che il suo dovere.
Quello stesso senso del dovere che, se ne fosse provvisto, obbligherebbe Castelli ad inoltrare la richiesta alle autorità americane salvando cosi quel poco di dignità nazionale che ci resta.
Ma sappiamo in qual conto uno che si vanta di non essere italiano tenga la dignità nazionale di questo paese.

g



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26 novembre 2005
Le balle su l' expresidente Scalfaro
Molte sono le false credenze, vulgo: balle, che tutt' ora aleggiano nell' immaginario azzurro. Una delle più persistenti, delle più dure a morire anche di fronte a mille prove che dimostrano il contrario, è quella che durante il ribaltone del 1994 Scalfaro avrebbe potuto e dovuto sciogliere le camere e mandare il paese alle urne. E se non lo fece è perché è un "cattocomunista".
La balla è riaffiorata dopo la recente apparizione di Scalfaro a Ballarò
Ora, se l' expresidente avesse veramente tradito la costituzione, finito il suo settennato, durante il quale i presidenti della repubblica non sono perseguibili per gli atti del loro ufficio, la CDL non avrebbe esitato un attimo nel metterlo sotto accusa. Invece non lo fece sapendo perfettamente che a Scalfaro non si poteva rimproverare nulla.
Allo stesso tempo però si guardò bene dall' ammetterlo, lasciando che la balla di esser stata scippata di qualcosa dall' expresidente continuasse a perpetuarsi nelle menti dei suoi elettori.
Cosa che faceva gioco a Berlusconi, il quale ama atteggiarsi a vittima dei "poteri forti" (quando il potere di gran lunga più forte di tutti oggi in Italia è quello rappresentato da lui stesso)
 
Domanda: dopo che una maggioranza si è sfaldata per la fuoriuscita di un partito che la componeva, in quel caso la Lega, può un presidente della repubblica mandare il paese alle urne se nel frattempo nel parlamento si è formata un’ altra maggioranza, seppur diversa da quella uscita dalle urne?
No, non può.
E sapete perché?
Perché il parlamento è sovrano e non prende ordini da nessuno. Nemmeno dal presidente della repubblica.Qual’ era la nuova maggioranza? Quella formatasi attorno a Dini e composta dai partiti dell’ opposizione, più la Lega più qualche fedelissimo del nuovo presidente del consiglio.
Dice, ma cosi si era tradita la volontà popolare.
No, perché il popolo sa bene, o almeno dovrebbe sapere, che la costituzione recita che i parlamentari sono eletti senza vincolo di mandato. Quindi, se vogliono, nel corso di una legislatura possono traslocare da un partito all’ altro, da una coalizione all’ altra. A loro piacimento.
Sarà poco elegante, ma cosi dice la costituzione.
Ci penseranno poi i cittadini che li hanno eletti a punirli, se lo desiderano.

Perciò Scalfaro NON potendo impedire alla Lega di cambiare maggioranza e formarne un’ altra, NON poté sciogliere il parlamento e convocare nuove elezioni.
Berlusconi non vedeva l’ ora di tornare alle urne, dato che i sondaggi di quei giorni lo davano nuovamente vincitore. Ma un presidente della repubblica deve rispettare la volontà del parlamento e ubbidire alla costituzione. Non ai sondaggi.

g




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26 novembre 2005
La maledizione di Atahualpa
Una mattina d' aprile di tanti anni fa salii sul treno che da Cuzco conduce alle rovine di Machu Picchu in compagnia di alcuni.
Colpito sin dall' arrivo dalla maledizione di Atahualpa, tanto diffusa da quelle parti (in Messico la chiamano di Moctezuma in Egitto di Tutankhamon ma sempre di dissenteria si tratta), era la prima volta in tre giorni che mettevo il naso fuori dell' hotel.
Costeggiando l' impetuoso Urubamba, affluente del rio delle Amazzoni, la ferrovia scende per una stretta valle fiancheggiata da ripidi contrafforti andini.
E' un viaggio che dura circa 3 ore. Si passa dalla scarna vegetazione dei quattromila metri d' altitudine di Cuzco a quella, lussureggiante e tropicale, dei duemila della stazione d' arrivo.
Il convoglio effettua un paio di fermate e le vecchie indie, con in testa le caratteristiche bombette nere stile uomo d' affari londinese, ne approfittano per salire e vendere i loro souvenirs.

Giunti a destinazione non vedemmo però traccia alcuna delle rovine.
La guida, indicando un erta montagna, ci assicurò che erano lassù, proprio lassù.
Salimmo perciò su un traballante pullman che inerpicandosi lungo i ripidi tornanti di una carretera sterrata ci condusse alla meta.
Ed infine le vedemmo: coronate dalla Cordillera andina, le rovine di Machu Picchu sono uno spettacolo indimenticabile.
Gli edifici sono costruiti con enormi blocchi di pietra perfettamente tagliati e squadrati al fine di incastonarli uno nell' altro senza l' ausilio di malta o altro collante.
Come fecero gli abitanti a trasportare sin lassù quelle pesanti pietre senza conoscere la ruota ed avendo quali bestie da soma solo i deboli e fragili llama, è un mistero destinato a rimanere irrisolto. La scelta degli ultimi quechua di rifugiarsi lassù si rivelò felice. Infatti, invisibile com' è da fondovalle, gli spagnoli non lo trovarono mai. 
Machu Picchu fu scoperto solo nel 1911 da un esploratore americano di nome Bingham.
Piccola curiosità: gli spagnoli equivocarono sulla parola "inca". Credettero indicasse il nome dell' etnia, mentre essa significa semplicemente "re".
Il nome del popolo e della lingua è quechua.

A questo punto potrei chiudere qua il messaggio. Ma non sia mai che perda l' occasione per sparlare di Berlusconi.
Anche l' origine della fortuna del Cavaliere è un mistero destinato a rimanere irrisolto a lungo.
C' è chi dice che tutto ebbe inizio dalle mance intascate quando strimpellava sulle navi da crociera. Mance investite, visto che era in navigazione, nei paradisi off-shore.
Alcuni magistrati, rossi è bene sottolinearlo, insinuano che la sua fortuna iniziò con un finanziamento fattogli dall' onorata società per alcuni progetti ch' egli intendeva sviluppare.
Il famoso "project financing".
Sia come sia, quando fra parecchi secoli qualche tenace esploratore troverà l' origine della fortuna del Cavaliere, ciò gli varrà fama certo non meno imperitura di quella che arrise a Hiram Bingham.
Lo scopritore della città morta di Machu Picchu.

gianni guelfi



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24 novembre 2005
Post sturziano? Macché, post palazzinaro
Tutti conosciamo il sistema usato da Silvio per catturare la benevolenza degli interlocutori. E cioè mettersi innanzitutto nelle loro scarpe: anch' io ho fatto il donnino di casa! anch' io ho fatto l' agricoltore! anch' io sono un democristiano della prima ora: a 12 anni attaccavo manifesti! Un giorno, presenziando al lancio di un nuovo modello Fiat assieme all' Avvocato, svelò ai presenti di aver dato il suo primo bacio su una 500. Del resto quella di identificarsi con coloro ai quali si vuole sbolognare qualcosa è la prima regola di ogni bravo venditore.
Ma Berlusconi ha fatto e sta facendo di più. Alla ricerca di qualche Padre Nobile che legittimasse e desse lustro a una formazione nata dal nulla e fondata su uomini e strutture di Publitalia, ha via via annoverato tra i suoi predecessori-ispiratori Einaudi, De Gasperi, Salvemini, Cattaneo. "Ha dimenticato Van Basten" commentò un giorno Martinazzoli.
 
Non prestando orecchio ai maliziosi e non parendogli bastanti tutti quegli antenati, ieri Silvio l' ha rifatto e apponendo una targa in ricordo di Don Sturzo non ha resistito arruolandolo tra i suoi maggiori.
Già ci aveva provato una volta, ma i commenti salaci degli exdemocristiani l' avevano fatto desistere: "Ha confuso don Sturzo con don Lurio". Cossiga in quell' occasione era stato più brutale "Berlusconi erede di don Sturzo? Una coglionata".
Vedremo se stavolta la passerà liscia, il Bugiardoni.
Chissà perché però s' intestardisce ad andare tanto a ritroso nel tempo alla ricerca di inesistenti Padri Nobili quando ne ha uno proprio sotto il naso.
Quel Gateano Caltagirone che, in quanto re dei palazzinari, fu l' unico suo vero ispiratore e Padre Nobile.
 
g
 



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22 novembre 2005
E' fatta, la sx ha la vittoria assicurata
Da cosa lo deduco?
Dal fatto che Silvio non ha resistito ad imbastire sull' anticomunismo la prossima campagna elettorale.
E' incredibile come quest' uomo abbia perso ormai ogni contatto con la realtà della vita quotidiana, come non abbia più il polso degli umori e delle aspettative dei cittadini. Coi quali, fino all' altro ieri, si vantava di essere sempre in sintonia.
Tutti sanno che l' anticomunismo oramai appassiona solo lui e qualche centinaia di migliaia dei suoi sostenitori, non certo gli italiani. I quali hanno ben altro per la testa, sono afflitti da ben altri pensieri che non il pericolo comunista.

Ho appreso quindi con gioia che ogni candidato azzurro riceverà in dotazione il libro nero del comunismo. E con gioia ancor maggiore ho letto il discorso da lui tenuto oggi a Milano. Parole tese a mettere in guardia dalla sx "antidemocratica e illiberale".
E la più pericolosa, quella che tutt' ora usa metodi stalinisti, non sarebbe quella dei Cossutta e dei Bertinotti, no. Perché quella usa apertamente i simboli del comunismo, quindi non c' è nulla da temere.
La più pericolosa è l' altra. Quella che, cito "si definisce socialdemocratica e addirittura liberaldemocratica facendo finta di niente sui cento milioni di morti".

L' uomo è palesemente andato fuori di testa. Ha sbroccato, come si suol dire. Meccanicamente ripete il numero dell' anticomunismo oramai da 12 anni. Sempre quello, senza modificarlo di una virgola. Ma se all' inizio, in assenza di comunismo, Berlusconi faceva sorridere, ora desta solo pietà.
Pietà per un vecchio rincoglionito che non ha capito che la gente, pardon: il pubblico, oramai non lo soffre più.
Quindi esultiamo amici unionisti, la vittoria è nostra.

g



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21 novembre 2005
Il preservativo, miglior prevenzione contro le gravidanze indesiderate
E non solo quelle. Pensiamo all' Aids.
Se ne deduce che i Movimenti per la vita, gli obbiettori di coscienza contro l' aborto, la CEI, tutti coloro che considerano l' embrione una vita umana da salvaguardare ad ogni costo, dovrebbero essere in prima fila nel chiedere al Ministro della Sanità l' attuazione di martellanti campagne informative a favore della diffusione e sul corretto uso del preservativo.
Invece non lo fanno.
Perché?
Per lo stesso motivo per il quale l' Italia è uno dei pochi paesi occidentali a non prevedere una sana educazione sessuale nelle scuole: l' ipocrisia e la paura di perdere quell' influenza, quel poco di potere che i cattolici ancora hanno sulle donne e sui giovani.

Quindi, piuttosto che educare alla prevenzione, preferiscono proibire, reprimere. Minacciare sanzioni nell' al di qua e nell' al di là. L' educazione rende liberi, la proibizione conserva dipendenti: dei Movimenti per la vita, della Cei, degli obbiettori.

g



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20 novembre 2005
Fallaci e Berlusconi, due facce della stessa medaglia

E mettiamoci anche Bossi, giusto per completare il Trio monnezza. Tre personaggi che hanno molto in comune, avendo costruito il loro successo sugli odi e le paure che han saputo suscitare e/o risvegliare nei loro lettori/elettori. Eh si perché in questi ultimi odi e paure erano preesistenti, allo stato latente ma c' erano. Attendevano solo che qualcuno li liberasse. A ciò ha provveduto il Trio monnezza diventando subito popolarissimo.
Di quali paure si tratti lo sappiamo: i musulmani, gli extracomunitari in generale, i comunisti.

"Oriana dice esattamente le cose che noi non avevamo mai avuto il coraggio di dire"
"Finalmente qualcuno ha il coraggio di cantargliele, ai ladroni di Roma"
"Se andranno al potere i comunisti non lo lasceranno più per 50 anni"
Ecco qua tre slogan che riflettono un po' la summa delle idee dei lettori della Fallaci il primo, dei leghisti il secondo e degli azzurri il terzo.
Idee preesistenti all' avvento del Trio dicevo, che però i proprietari non avevano mai esternato vergognandose (e con ragione) un po'.
Oggi, avendo ottenuto il via libera e perduto ogni ritegno, non si fermeranno certo perché i "comunisti", sconfitti nelle urne, han tranquillamente lasciato il potere dopo 5 e non 50 anni. O perché a Roma c' è la stessa percentuale di ladroni che nelle città del nord. O perché è chiaro che solo una piccola percentuale di musulmani son terroristi.

Scriveva non mi ricordo chi che le democrazie governano le paure mentre le dittature governano con esse. Parole sante. Da esporre, scolpite nel bronzo, davanti al parlamento e a tutti gli uffici pubblici della Nazione. Altro che i 10 Comandamenti, come intendono fare certuni in America.

g




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17 novembre 2005
Ma quanto costa la devolution?
Chissà se Libero o il Giornale, solitamente cosi solerti nel denunciare gli "sprechi rossi", cosi pronti a fare i conti in tasca a Bassolino o Vendola, vorranno dirlo ai loro lettori.
Ne dubito molto.
Eppure uno studio su quanto costerebbe trasferire competenze in materia di istruzione, sicurezza locale e sanità alle regioni, esiste. E non l' ha fatto il Pci-Pds-Ds ma l' Università Bocconi. E non l' ha pubblicato l' Unità o il Manifesto, ma il Sole 24 Ore. Il 26 marzo del 2004 per l' esattezza, in un articolo a pagina 2 a firma di Barbara Fiammeri.

Ebbene, secondo la Bocconi i costi variano tra i 40 e 50 miliardi di euro.
33 sono i miliardi occorrenti per trasferire alle regioni le compenze sull' istruzione (più altri 7 per l' università), 6 miliardi per la polizia locale e 1 un miliardo per le residue competenze sanitarie ancora regionalizzabili.
Una cifra pazzesca, grosso modo l' ammontare delle due ultime finanziarie.
E chi pagherà, chi sborserà i quattrini necessari: Calderoli? O  Berlusconi attingendo ai forzieri di famiglia?
Macché, pagherà Pantalone. Tutti noi.

Ma non temete, amici. In realtà il rischio di doverci accollare i costi di questa legge vegognosa è minimo, inesistente. Perché i cittadini la spazzeranno via.
Nessuna area del paese vuole la devolution. Non la vuole il Nord, né il Centro, né tantomeno il Sud:
"Voterà contro tutto il Sud, solo perché si chiama devolution e la vuole la Lega" parole di Totò Cuffaro, governatore della Sicilia.
E cosi sarà.

g



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17 novembre 2005
Il sudamerica prossimo venturo

Immaginiamo che Berlusconi vinca le elezioni del 2006 beneficiando poi dei nuovi poteri derivantigli dall' odierno stravolgimento della Costituzione, con un opposizione ridotta a fare da tappezzeria, un Presidente della repubblica costretto a fare il passacarte e una magistratura sotto schiaffo. Tenendo, per soprammercato, i suoi ministri e la sua maggioranza sotto la spada di Damocle del licenziamento immediato, o lo scioglimento anticipato, qualora troppo recalcitranti al suo volere. Potrebbe allora dedicarsi appieno all' unica cosa che sa fare bene: il populista. Illudere il popolo di governare in suo nome e per suo conto continuando invece a fare, sopratutto, gli affaracci propri.
I suoi media e sottopanza s' incaricherebbero poi di zittire le proteste dei partiti e della stampa di opposizione per lo svilimento del ruolo del parlamento: a che serve un parlamento forte quando il Premier è in sintonia col popolo?
Già, a che serve?
A distinguerci dalla Colombia, ecco a che serve.

E, beandosi del fatto che cotanto uomo sia in sintonia con lui, il famoso popolo si riterrà pago tralasciando di interessarsi troppo da vicino dell' andamento della cosa pubblica. "Lasciatelo lavorare, ne riparleremo tra 5 anni" titolerà Littorio Feltri a tutta pagina.
Nel 2006 sapremo se gli italiani sono cresciuti e maturati oppure sentono ancora il bisogno di un Pastore che li guidi.
Molto più pericoloso questo di quello del 1923. Quello almeno non disponeva di televisioni con le quali rimbambire il popolo 24 ore al giorno.

g




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15 novembre 2005
Un bugiardo matricolato
Ci risiamo, Silvio nega di aver mai promesso una casa a quel 19% degli italiani che non la possiedono, ma solo agli sfrattati.
E allora leggiamo a pag.5 del Giornale di sabato, 12 novembre 2005.

"Stiamo lavorando a un grande progetto che presenteremo in campagna elettorale, un impegno a costruire abitazioni per quel 19% di famiglie che non hanno una casa di proprietà"

La frase di Berlusconi è virgolettata all' interno dell' articolo. Ciò significa che il giornalista non ha riassunto le parole del Premier, ma le ha citate per esteso. Quindi, nessuna possibilità di fraintendimenti.

E la sua proposta di spostare l' età pensionabile a 68 anni?
Mai fatta, assicura oggi.
E allora leggiamo sempre a pagina 5 del Giornale del 4 novembre u.s.
Anche qui il virgolettato, anche qui nessuna possibilità di equivocare:

"Quella di spostare a 68 annni l' età della pensione è un orizzonte che anche noi non dobbiamo precluderci".

Ma come si fa a votare ancora per un tale bugiardo?

g



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14 novembre 2005
Non tutte le vedove di Nassiryah sono eguali
Adele Parrillo è meno eguale delle altre. Compagna del regista Stefano Rolla, che si trovava in Irak per girare un film patrocinato dal Ministero della Difesa e morto durante l' attentato, è stata esclusa da tutti i benefici e risarcimenti ottenuti dalle mogli degli altri 18 caduti. Quelli pecuniari inclusi.
E sapete perché?
Perché i due non erano ufficialmente sposati ma solo conviventi.
Ad Adele Parrillo non è stato nemmeno concesso di assistere alla commemorazione della strage svoltasi giorni fa al Vittoriano, durante la quale Ciampi ha consegnato la Croce d' Onore ai familiari delle vittime.
Ecco a cosa servono i pacs!
A casa questo governo prono ai diktat della CEI!

g



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13 novembre 2005
Arrivano i legionari azzurri
Ne son previsti 180 mila, un vero esercito. E' anche su di loro che Silvio conta per rovesciare i pronostici che lo danno per sconfitto alle prossime elezioni.
Quali saranno i compiti dei "legionari"?

Dovranno darsi da fare per creare gruppi di quattro-cinque ragazzi che vadano a leggere nelle case, nelle parrocchie, nelle fabbriche, l'opuscolo che, promessa di Silvio "invieremo in tutti i collegi elettorali sui crimini del comunismo e le complicità del Pci".
I legionari dovranno inoltre "organizzare tornei di calcio a cinque", "concorsi di bellezza con l' elezione di Miss Libertà", "diffondere il messaggio di Silvio Berlusconi (porta a porta)" e predisporre "rappresentazioni teatrali del Libro Nero del Comunismo". La rappresentanza femminile dovrà invece "curare l'iniziativa 10,100,1000 un thé alle 5 con Silvio". Infine sarà compito della perfetta donna azzurra "curare la distribuzione del CD: parole d'amore del Presidente".

Dite che tutto ciò è abbastanza ridicolo?
Anch' io la penso cosi. Ridicolaggine al 100%. Alla quale si aggiunge una spruzzata di fascismo.
Erano 70 anni, infatti, che non si sentiva più parlare di "legionari" in Italia.

g



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11 novembre 2005
Ecco quanto frutta la lotta al comunismo
E finiamola con le calunnie sulla libertà di stampa sparse ad arte dai comunisti della Freedom House!
Guardiamo piuttosto all' incredibile performance del nostro Premier, il quale, nella classifica degli uomini più ricchi al mondo stilata da Forbes, è passato dal 45° posto del 2003 al 25° di quest' anno!
(http://www.forbes.com/static/bill2005/rank.html?)
Queste sono le classifiche che interessano agli italiani e che ci fanno acquistare prestigio nel mondo!

A giorni arriverà in libreria il "Libro nero dell' Italia di Berlusconi", edito da Newton&Compton.
In esso son spiegate alcune delle ragioni del miracoloso balzo in avanti del nostro Premier.
Dal decreto salvacalcio, che dilazionando in più anni i debiti delle società calcistiche fece risparmiare al proprietario del Milan 242 milioni di euro, alla riduzione delle plusvalenze attuata da Tremonti che gli fece risparmiare 340 milioni di tasse, alla legge Gasparri che "ci consentirà di guadagnare 1 o 2 miliardi in più all' anno".
(Confalonieri)
Per finire a quel vero e proprio abuso d' ufficio (altro che quello, inesistente, di Prodi-Unilever) dell' appalto, senza gara, a Mediolanum per l' utilizzo dei 14 mila sportelli delle Poste italiane, passando per la consegna a domicilio dei libri scolastici effettuata dalle Poste (libri di chi? Ma della Mondadori, perbacco), all' acquisto di spazi pubblicitari sulle reti Mediaset da parte della presidenza del Consiglio, che, dati Nielsen, dal milione e mezzo di euro di valore del 2000 (governo Amato) schizzarono ai 9 milioni e rotti del 2001, primo anno di governo Berlusconi.

Leggete e diffondete il "Libro nero dell' Italia di Berlusconi".
Tutti devono sapere quanto frutta la lotta al comunismo!

g



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10 novembre 2005
Festa delle libertà? Macché, spot di partito
In un post di alcune settimane fa mi chiesi se Berlusconi avrebbe nuovamente cavalcato l' anticomunismo durante la prossima campagna elettorale
Dal Palacongressi è giunta la risposta, ed è affermativa. La Festa della Libertà quindi, è capitata per lui a fagiolo. All' uopo era stato stampato un manifesto con le facce di alcuni dittatori o aspiranti tali. L' assenza dell' unico esponente italiano di quella mala genia, Benito Mussolini, ci era stata spiegata col fatto che non si potevano mettere le foto di tutti e 100 dittatori e più che avevano infestato il secolo scorso E che a rappresentare le dittature nazifasciste bastava ed avanzava quella di Hitler.
Bene, mi son detto. Sicuramente ci penserà poi Silvio a ricordare gli orrori di TUTTE le dittature, nessuna esclusa. Invece il nazifascismo, non solo il nostrano ma nemmeno la versione sudamericana, lo ha toccato solo di sfuggita e stesso trattamento ha riservato alle dittature che affliggono alcuni paesi arabi. Il resto del lungo discorso lo ha dedicato al comunismo. Anche qui però, ricordare la caduta del Muro di Berlino gli è servito solo a lanciarsi in un lungo sproloquio sull' attualità del pericolo comunista in Italia e su chi lo rappresenta: i partiti dell' Unione.

Dimentico di quanto disse, con Moroni morto già da due anni, nel senato della repubblica il 16 maggio del 94 all' indomani della sua prima vittoria elettorale ("Questo governo è schierato dalla parte dell' opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna. Da questo governo non verrà mai messa in discussione l' indipendenza dei magistrati") ha ricordato come solo 12 anni fa i comunisti tentarono di prendere il potere con la forza, per via giudiziaria.
Ha rilevato come ancora ben due partiti oggi in Italia si definiscano comunisti, sottacendo che cambiar nome non servirebbe a nulla posto che a sentir lui anche quelli della Margherita son comunisti.
Ha accusato il Csx di odio sviscerato non solo verso i partiti avversari, ma anche contro i loro elettori mentre i suoi nutrirebbero solo amore e buoni sentimenti ecc. ecc.

Con questo anticomunismo di maniera e fuori tempo massimo riuscirà Berlusconi a convincere qualcuno degli indecisi a votare per lui?
Ne dubito fortemente.
Quel che è certo è questa vergognosa, continua, strumentalizzazione delle vittime del comunismo d' Oltrecortina, a fini di bassa cucina partitica, da anni perseguita da un signore il quale, quando le BR, ultimi epigoni del comunismo reale, portarono il loro attacco allo Stato, non scese certo in piazza a protestare ma seguitò a fare il palazzinaro di borgata uscendo di casa, come il resto della maggioranza silenziosa di quegli anni, solo per portare i dané a Chiasso. La prima Festa delle Libertà si è rivelata un fallimento. Accolta dagli italiani, afflitti da ben altri pensieri, nel più totale disinteresse. Dapprima ideata da AN quale commemorazione della caduta del Muro, successivamente trasformata in festa contro le dittature ma resa non credibile dalla mancata denuncia di una dittatura italianissima quale il fascismo, è stata infine svilita e ridotta da Berlusconi a mero spot di partito.

g



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