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31 marzo 2004
Un grande paese, una grande democrazia
Rallegriamoci perché gli USA restano pur sempre una grande democrazia. A volte capita che venga eletto un presidente immeritevole, non all' altezza, quale si è dimostrato Bush. Un uomo che trascina il paese in vicoli ciechi, in avventure senza senso che comportano un alto scotto in termini di vite umane. Ma in quei casi i contrappesi, gli anticorpi dei quali quella grande democrazia è ampiamente dotata prima o poi intervengono ed il responsabile è chiamato a rispondere delle sue malefatte.
Naturalmente mi riferisco alla commissione d' inchiesta che in questi giorni cerca di far luce sul prima e dopo 11 settembre, non guardando in faccia nessuno, nemmeno il presidente, alla ricerca di eventuali responsabilità.
La testimonianza resa dal' ex capo dell' antiterrorismo del governo Bush, Richard Clarke, oggi in rotta con la Casa Bianca, ha evidenziato come il presidente prese sottogamba la minaccia rappresentata da Al Qaeda concentrandosi sull' Irak. Bush arrivò al punto di distogliere alcune formazioni speciali di teste di cuoio dalla caccia a Bin Laden assegnando loro nuovi compiti nell' imminenza della guerra all' Irak, paese che con l' attentato alle Torri Gemelle e con Al Qaeda non c' entrava nulla.
Durante una fase della sua testimonianza Clarke, rivolto a giornalisti ed ascoltatori, ha esclamato: "Your president has failed you" il vostro presidente vi ha traditi.
Dunque rallegriamoci perché gli Stati Uniti stanno dando prova di essere quella grande democrazia che sappiamo.
Per questo è necessario distinguere, nella manifestazioni di protesta contro la guerra e in favore della pace, tra l' amministrazione Bush e l' America. Senza fare di ogni erba un fascio, senza bruciare bandiere, senza prendersela indistintamente con tutti gli Yankees.

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permalink | inviato da il 31/3/2004 alle 14:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

18 marzo 2004
Volenterosi allo sbando
Fa bene a preoccuparsi Kagan (una delle teste d' uovo neocon) di quel che resta della "Coalizione dei volenterosi" nell' intervista da lui rilasciata al Washington Post del 16 marzo u.s. 
Nessuno degli obiettivi prefissati da Bush (quelli ufficiali, perché quelli ufficiosi son stati centrati in pieno) è stato raggiunto: l' Irak è in subbuglio, Osama è sempre uccel di bosco, il terrorismo islamico dilaga in paesi che fino all' altro ieri ne erano esenti.
I politici professionisti di casa nostra saranno magari possessori di barche e doppie e triple case, ma si son rivelati facili profeti nel preconizzare che una guerra tanto insensata, lungi dallo sconfiggere il terrorismo, ci avrebbe regalato 100 anni di attentati.
Del resto solo gli Uomini del Fare possono credere che il terrorismo si debelli con cariche di carri armati e di elicotteri Apaches, magari sulle note della "Cavalcata delle Walkirie".

E' dimostrato che l' amministrazione Bush aveva pianificato la guerra all' Irak sin dal giorno del suo insediamento, ben prima dell' 11 settembre.
Altrimenti non si spiegherebbe perché gli USA abbiano fatto la guerra al paese sbagliato.
Giacché se qualcuno andava punito per il massacro delle Twin Towers questi era l' Arabia Saudita, non l' Irak, visto che i terroristi di Manhattan erano tutti sauditi.
Ma si dà il caso che i sauditi non rifiutino il loro petrolio agli americani, mentre Saddam si.

La vittoria di Zapatero è un duro colpo per Bush. Non solo sullo scacchiere iracheno ma anche in quello europeo visto che il nuvo Premier spagnolo, a differenza di Aznar, è un convinto sostenitore della costituzione europea e fautore di una rapida integrazione politica del Vecchio continente.
Sappiamo quanto la Casa Bianca, fedele al motto divide et impera, avversi questi progetti. Un Europa unita non solo monetariamente ma anche politicamente, potendo contare su di un mercato interno di 300 milioni di consumatori, costituirebbe un serio concorrente per l' economia americana. Un euro forte e stabile potrebbe, un domani, se gli inquilini della Casa Bianca fossero tutti della risma di Bush, essere adottato quale moneta di scambio in molti paesi del terzo mondo insidiando il monopolio del dollaro.
Last but not least la vecchia e saggia Europa, guidata da politici professionisti con le palle, all' occorrenza costituirebbe un valido contrappeso ai colpi di testa degli imboscati figli di papà alla stregua di George W.

Quest ultimo può sempre consolarsi con l' alleanza del Politico più Grande del mondo e il suo codazzo di elettori che ancora rimpiangono la liretta e le sue ricorrenti svalutazioni. Non sarà granché come quinta colonna degli interessi americani in Europa.
Ma come le racconta lui le barzellette ai vertici non le racconta nessuno.

Gianni Guelfi



permalink | inviato da il 18/3/2004 alle 19:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

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