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Gianni' s own logbook

6 aprile 2004
Thar she blows!
"Chiamatemi Ismaele"
 
Ecco l' incipit più sintetico, più fulminante, che sia dato trovare nei capolavori della letteratura mondiale. Appartiene, l' avrete riconosciuto, al Moby Dick.
E quella mattina, guardandomi allo specchio in quell' hotel di Nantucket, mi venne da parafrasarlo: chiamatemi Giuàn, o qualcosa di simile.
Eh si perché quel giorno anch' io mi apprestavo a salpare da quel famoso porto non già per dar la caccia alle balene, come l' Ismaele del libro, ma per osservarle. Whale watching, cosi lo chiamano. 
 
E quindi, dopo una sostanziosa prima colazione, consegnai la sacca con gli arpioni, pardon con le macchine fotografiche, a mia moglie ingiungendole di portarla a bordo. Mi sarei atteso un "aye, aye, Sir" da parte sua invece poco mancò che mi mandasse a quel paese. Eh, i mozzi non son più quelli di un tempo. C' incamminammo infine verso l' imbarcadero dove attendeva il legno che ci avrebbe condotti, cosi prometteva il depliant pubblicitario, a guardare il mostro degli abissi fin nel bianco degli occhi. 
Non era il Pequod purtroppo ma una bagnarola dal nome altisonante di Nantucket Princess.
L' aria era tersa, il mare solo leggermente mosso e la ciurma ben disposta verso i turisti.  
Fui spiacevolmente sorpreso quando m' informarono che il mio posto era in coperta e non  accanto al nostromo . Ero certo che avrebbero riconosciuto in me il vecchio lupo di mare invitandomi a salire di vedetta. Avrei voluto essere il primo a gridare "Laggiù, soffia!" come fa Ismaele nel libro
 
Eravamo in navigazione già da 10 min. e il capitano, che non assomigliava in nulla all'  Achab di Gregory Peck, aveva appena iniziato a descriverci le diverse specie di cetacei che vivono nella zona, quando un gemito disperato mi costrinse a voltarmi verso mia moglie.
Per la verità quel mozzo d' acqua dolce aveva iniziato a lamentarsi non appena avevamo staccato gli ormeggi accusando un po' di mal di mare. Era riuscita a dominarlo ma la vista, e l' odore, alle 9 di mattina, di un fumante piatto di fagioli e salsicce, che la grassa turista messicana accanto a noi aveva appena ritirato dal bancone del bar, le aveva inferto il colpo di grazia. L' accompagnai di corsa alla toilette proprio mentre udivo il capitano urlare: thar she blows, laggiù soffia!
E ad  ogni soffione che il finto Achab annunciava mia moglie emetteva un nuovo conato di vomito.
Cosi non vidi nulla, manco la coda d' un cetaceo. Men che meno qualche discendente della Balena Bianca (non parlo di Follini).
Ma tornerò Moby Dick! La prossima volta non mi sfuggirai, mostro bianco! 
 
G 



permalink | inviato da il 6/4/2004 alle 12:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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